domenica, gennaio 07, 2007

Le mie bambine


Beh una delle mie bambine ve l'ho già fatta vedere in un altro post un po' di tempo fa. Oggi vi presento Aruen, la mia boxerina tanto malatina purtroppo. Ma tanto buona. Certo non va affato d'accordo con Tosca (il corso nero) ma in giardini separati (come effettivamene vivono, abbiamo diviso un giardino in due solo per loro) sono buonissime, non si "filano" proprio. E menomale, hanno tentato già di sbranarsi più volte. E pazienza.
Eccola comunque piccola di casa. Soffre di allergie topiche (di pelle, praticamente è allergica a tutto anche alla maggior parte del cibo di questo mondo) e purtroppo cosa più grave ma per fortuna molto sporadica soffre di attacchi epilettici, che però curiamo omeopaticamente e non con i barbiturici. Sembra stare meglio ma sta arrivando una sorta di "prima primavera" che la sta già mettendo a dura prova. Portiamo pazienza e proseguiamo. Se non altro la medicina omeopatica le ha salvato la vita, ormai con la medicina tradizionale non c'era più niente da fare, mi avevano proposto di sopprimerla e c'ero quasi ad aver preso la decisone. Povero amore, ma lei è tosta anche di carattere e per fortuna è ancora qui.

A proposito di Ascanio Celestini

Nasce a Roma (credo!!!) nel 1972 (toh! siamo coetanei). E' riconosciuto come uno dei più giovani e importanti interpreti del cosiddetto "filone della memoria". Libro come Radio Clandestina e Storie di uno scemo di guerra sono gli esempi più diretti di questo riconoscimento. Da questi testi Celestini trae i suoi spettacoli, monologhi incentrati appunto sulla memoria storica di voci dalla seconda guerra mondiale. Ho letto Storie di uno scemo di guerra e l'ho trovato carismatico, affascinante perchè carico di tutta la storia che ha lasciato il giorno del bombardamento del quartiere San Lorenzo a Roma (19 luglio 1943). Una storia che è come se l'avessi vissuta da vicino grazie ai racconti giornalieri che mia nonna mi ha fatto per circa vent'anni passati insieme a strettissimo contatto. Mi affascinava sentirla parlare e il momento topico, più difficile per lei, ma più affascinante per me era il racconto sulla giornata dell'8 settembre quano intorno a mezzogiorno Frascati venne bombardata senza alcun ritegno dai caccia inglesi. sembra volessero colpire i tedeschi Kesserling era il comandante) che avevano il comando forse a Villa Aldobrandini. Le cucine del fronte tedesco erano nella villa dove mia nonna si trovava come sfollata (dopo il bombardamento ove perse la casa ma fortunatamente non la famiglia), quella che poi sarebbe della mia famiglia visto che nonna venne chiesta in moglie dal figlio del proprietario dopo la guerra e dopo aver ricevuto la notizia ufficiale della morte del suo fidanzato sul fronte del Don in Russia.

Trovo quindi molto intressante il lavoro svolto da Celestini, proprio perchè subisco molto il fascino delle storie relative a quel periodo. Mi piace seguire i documentari, leggere testi e romanzi con queste ambientazioni.

Comunque, Ascanio Celestini sarà a Roma dal 6 marzo al 1° aprile al Teatro Ambra Jovinelli con quattro spettacoli, tra cui proprio Storie di uno scemo di guerra, insieme a fabbrica, La pecora nera e Appunti per un film sulla lotta di classe. Non avendo mai potuto seguire un suo spettacolo da vicino (mi piacerebbe molto anche Radio Clandestina sulla bomba di Via rasella e l'eccidio delle Fosse Ardeatine) credo che cercherò in ogni modo di vedere almeno Storie di uno scemo di guerra per rendere così più completa la mia conoscenza in merito dopo la lettura, tanto apprezzata, del libro. E poi mi è capitato di conoscerlo. A quanto pare frequentiamo lo stesso supermercato e me lo sono trovato vicino in cassa. Così l'ho fermato. E' una persona timida, forse un po' impacciata e si capisce che forse "la celebrità" non è il suo forte, ma è molto educato e gentile e mi ha invitato appunto a seguirlo in questa "turnè" tutta romana. E così farò. O almeno cercherò di fare visti gli impegni di lavoro.

Questo l'indirizzo per ulteriori imformazioni in merito: www.ambrajovinelli.com

sabato, gennaio 06, 2007

Finito il primo libro dei miei propositi


E' il 6 gennaio 2007, buona Befana a tutti. Quasi il 7 ormai...

Dal 4 gennaio al 6 gennaio sono riuscita a finire in maniera più che convinta

"Colazione da Tiffany" di Truman Capote.

Bello ma trovo il film estremamente più affascinante e romantico. Non per niente la regia è di Blake Edwards e ci sono attori davvero di tutto rilievo e rispetto, Audrey Hepburn e George Peppard.
Libro e film di base sono estremamente tristi e malinconici, ma l'interpretazione soprattutto della Hepburn lo rende un film indimenticabile e prezioso per tutta la cinematogrfia mondiale. Mi sento di chiedere "chi non lo conosce?" "chi non lo ha visto almeno una volta?" "Chi non lo ha amato anche solo un attimo?"
Comunque il libro è bello, scorrevole, una scrittura senza nulla di particolare, forse latrettanto romatica, ma semplice, qualche frase ad effetto, ma niente di più. Ripeto trovo il film sicuramente molto più esauriente. Una cosa è da notare, il libro è ambientato in tempo di guerra, il film verso la fine degli anni '50. Una differenza importante perchè cambia molte cose nello scenario dell'uno rispetto all'altro. Ma a me il perchè è sconosciuto, bisognerebbe chiderelo al regista (cosa che non è certo più possibile), ma si può tentare di documentarsi.

Ah il prossimo? Ascanio Celestini adesso con questo nuovo libro non è nelle mie corde. E allora che fare? Daphne du Maurier sembra in pole position a c'è una new entry e cioè: "La puttana del tedesco". Un libro di Giovanni d'Alessandro ambientato in Abruzzo durante la seconda guerra mondiale. L'interno copertina racconta brevemente di una vedova che incotra un giovane tedesco e se ne innamora ma non è ben vista dalla gente del suo paese, e viene definita appunto "la puttana del tedesco". Quello che mi ha colpito è l'ambientazione, amo i libri con storie in tempo di guerra, soprattutto se la seconda.



Ad esempio un altro libro molto bello che ho letto da poco è "un'estate a Cabrera" (Pedro Zarraluki) ambientato però in Spagna durante la guerra civile, siamo negli anni '40, a Cabrera appunto ed è la storia di una persone esiliate e ricercate. La loro rinascita rispetto al mondo che le ha confinate, i loro nuovi rapporti con la gente del posto.

Questa la descrizione presa dalla scheda Feltrinelli:
"È l'estate del 1940 a Cabrera, una piccola isola spagnola nei pressi di Maiorca, e la guerra civile appena finita non sembra aver turbato più di tanto la vita sull'isola. In realtà tutti, a Cabrera, sono dei prigionieri, chi nell'anima, chi nel corpo. C'è chi vive un esilio doloroso, chi sfugge a un nemico, chi vive una vita davvero complicata e chi, come Benito Buroy, deve compiere un terribile atto per riscattarsi: uccidere Markus Vogel, l'eremita tedesco, una spia marchiata dall'accusa di fare il doppio gioco. Romanzo sull'esilio e, insieme, ode all'energia con la quale si pone riparo ai misfatti della storia."

Beh c'è da leggere anche per voi e questo libro lo consiglio proprio. E' realizzato in modo particolare, storie che si intrecciano nelle pagine e c'è la possibilità all'inizio di perdersi fra i tanti e pittoreschi personaggi ma poi questi stessi si ritrovano tutti sull'isola e a quel punto la scrittura è più chiara, amalgamata, sicura.
Buona lettura se vi va di seguirmi.